Somma. Storia di una famiglia di pasticcieri

A Castellammare di Stabia erano i difficili anni del dopoguerra.

Appassionato sognatore come solo i giovani sanno essere, Pasquale Somma era nato e cresciuto in questo vivace paesino del napoletano, poi aveva trovato moglie e persino un buon lavoro da salumiere. Per chi lo conosceva però, non era difficile immaginare che la sua incontenibile voglia di fare avrebbe disegnato ben altra strada per il suo destino.

Ben presto decise di andare via, si trasferì a Terracina e divenne cameriere in quel che era il bar più in voga della cittadina di mare. Simpatico e affabile, Pasquale piaceva moltissimo ai clienti, ma fu nel retrobottega che si rivelò il suo più grande talento: il gelato.

 
 

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Qualche anno dopo fu la volta della pasticceria. L’appartamento in cui abitava con la sua famiglia, sempre più numerosa, si trovava proprio sopra un panificio e l’idea di rinnovare la tradizione dolciaria delle origini partenopee lo solleticò al punto che decise di rilevare il forno per farne il primo laboratorio di gelateria e pasticceria finalmente firmato Somma.

Fece casa e bottega, come si suol dire, e si diede a sperimentare le irresistibili ghiottonerie con cui fece gran fortuna, mentre i suoi quattro marmocchi gironzolavano tutto il giorno tra creme e gelati, zucchero a velo e panna montata, pan di Spagna e bigné.

 

Tra loro c’era Roberto, che custodisce e rinnova ogni giorno le ricette di famiglia nello stabilimento manifatturiero di via Ponte Rosso, dove l’arte di fare dolci segue ancora i ritmi e i valori che ispiravano la passione artigianale di nonno Paquale…